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| ricevo e pubblico dall’associazione nazionale STOP AL CONSUMO DI TERRITORIO
A cura di Roberto Cuda. Questa campagna nazionale intende aprire un confronto tra i cittadini italiani e gli istituti di credito attivi nel finanziamento di nuove grandi opere. In un periodo caratterizzato dall’evidente segnale di una crisi economica e sociale di “sistema”, che obbliga tutti noi allo sforzo di identificare un nuovo modello di gestione del presente e del futuro, abbiamo ritenuto che le azioni sviluppate a difesa dei paesaggi, dei territori e dei beni comuni nei confronti delle sensibilità degli amministratori locali (che qualche importante risultato inizia a far intravvedere), dovessero essere affiancate da una specifica richiesta di “cambiamento” anche al mondo dei finanziatori di nuove impattanti opere (particolarmente anacronistiche in questo momento storico). Nasce così questo approfondito dossier e la proposta ai cittadini di sollecitare la propria banca (finanziatrice di grandi opere) ad abbandonare questo suo essenziale ruolo, pena lo spostamento dei loro conti correnti verso istituti di credito più attenti ai diritti e ai bisogni collettivi. Questa campagna non è contro il profitto, ma per impedire che il profitto di pochi distrugga la base della vita di tutti. Perché ancora strade? Ma se questo è il problema, i nostri amministratori dovrebbero adottare misure che riducano il trasporto privato su gomma e promuovano l’uso della ferrovia, come sta avvenendo in tutta Europa. In Italia, invece, i nostri governi continuano a spendere miliardi di euro per costruire grandi arterie stradali ed autostradali, anche in territori già densamente popolati e infrastrutturati. Una scelta miope e irresponsabile e uno spreco di denaro pubblico, ben sapendo che tra pochi anni il petrolio sarà in via di esaurimento, mentre mancano risorse per le scuole e gli ospedali. Eppure l’Italia avrebbe bisogno più di altri di scelte decise contro l’inquinamento (siamo anche ai primi posti per numero di automobili rispetto alla popolazione) almeno per ridurre i ritardi accumulati. Infatti da sei anni è in vigore il Protocollo di Kyoto – un trattato internazionale che punta a ridurre le emissioni di gas che alterano il clima e prevede pesanti sanzioni per i paesi che non lo rispettano – ma l’Italia si è distinta per una clamorosa inadempienza: mentre l’Europa ha ridotto le proprie emissioni del 2,2% (la Germania del 18,1%) il nostro paese le ha aumentate del 9,9%, quando avrebbe dovuto ridurle del 6,5%. (Legambiente Lombardia, Le nuove autostrade lombarde non portano a Kyoto, dossier 2009). A queste scelte distruttive – alimentate da potenti interessi economici e finanziari – bisogna porre un freno, chiamando a raccolta tutte le associazioni, i gruppi, i comitati, i singoli cittadini, le forze sociali e politiche. Per questo occorre organizzarsi con forme di pressione democratiche e nonviolente, ma efficaci, che pongano un limite alla distruzione del territorio. Una via da percorrere, accanto ai tradizionali percorsi istituzionali (petizioni, ricorsi, manifestazioni, ecc), è quella dell’obiezione finanziaria. Non dobbiamo dimenticare che la realizzazione di grandi opere è resa possibile dal sostegno finanziario di grandi banche, che spesso entrano anche nella compagine azionaria delle società concessionarie. Allora, considerata l’insensibilità della classe politica, perché non fare leva proprio sugli istituti di credito, che operano grazie ai nostri soldi? Perché permettere che i nostri risparmi vengano utilizzati per finanziarie progetti distruttivi? Il caso della Lombardia è emblematico e perciò lo abbiamo preso come modello, oggetto di questo dossier e delle iniziative che speriamo seguiranno. La Lombardia è uno dei centri propulsori dell’economia italiana e le sue nuove grandi arterie sono considerate prioritarie nel piano di sviluppo infrastrutturale del paese, sebbene all’interno di una logica che i paesi più avanzati hanno abbandonato da tempo. Esse rispondono anche a un modello di crescita illimitata del Pil che ormai ha mostrato il fianco e comincia ad essere messo in discussione in diverse sedi nazionali e sovranazionali, a vantaggio di un nuovo concetto di benessere, slegato dalla logica angusta dello sviluppo quantitativo. Quello che succede il Lombardia interessa tutti, poiché qui si gioca molto delle scelte politiche ed economiche del paese e delle strategie dei governi attuali e futuri. Un’opposizione decisa, diffusa e costante da parte della società civile è il primo passo di un nuovo corso nella gestione del territorio, che non può ignorare le istanze delle persone che vi abitano a vantaggio dei soliti nomi dell’industria e della finanza. Pedemontana, Bre.be.mi, Tem e Cremona-Mantova danneggeranno la vita dei residenti e degli agricoltori, elimineranno molte terre coltivate, aumenteranno l’inquinamento e la cementificazione, per questo bisogna opporsi. In questo dossier proponiamo di farlo anzitutto esercitando la nostra pressione su Intesa Sanpaolo, che risulta essere l’istituto più coinvolto nei tre progetti. Il nostro invito è che ognuno scriva al direttore della sua filiale e, in caso di risposte insoddisfacenti, interrompa ogni rapporto con la banca spostando il conto su Banca Etica o altri istituti più attenti. Ovviamente la decisione di interrompere il rapporto va comunicata sia ai promotori della campagna che alla direzione della propria banca. E’ un’azione che ovviamente non sostituisce altre forme di pressione, ma vuole essere uno strumento che integra le iniziative dei comitati e dei cittadini, che possono in questo modo promuovere la loro lotta nonviolenta in tutto il paese. L’iniziativa potrebbe anche offrire spunti e suggerimenti per altre situazioni analoghe nel paese. Un quadro desolante Mostriamo subito alcuni dati, che rendono bene l’idea dell’impatto che le nuove strade avranno sul territorio lombardo (Legambiente Lombardia, Lombardia. L’età dell’asfalto, 06.02.2010). Emerge un quadro desolante, che mostra una regione in controtendenza rispetto al resto d’Europa, che non intende investire nel trasporto su ferro (la cui domanda è aumentata del 7,7% nel periodo gennaio-settembre 2008) a tutto vantaggio di quello su gomma.
Il ritardo della Lombardia: un confronto con altre metropoli europee
“Le grandi opere della Lombardia, dalla Brebemi alla Tem, dalla Pedemontana all’autostrada dei Laghi, dalla statale 38 alla tangenziale di Morbegno si stanno portando via, secondo i calcoli di Coldiretti Lombardia, quasi 53 milioni di metri quadrati di aree agricole”, ha detto Nino Andena, presidente di Coldiretti Lombardia. Pedemontana I numeri dell’opera: Azionisti di Pedemontana Spa: L’idea di un percorso di attraversamento est-ovest nel nord milanese, che non gravitasse sul capoluogo lombardo, ha almeno una cinquantina d’anni. Il tentativo è quello di creare un sistema automobilistico sull’asse Bergamo-Milano-Como-Varese che, inevitabilmente, interseca tutti gli assi di collegamento nord-sud che collegano l’area pedemontana lombarda con Milano. Dopo vari progetti rimasti sulla carta, nel 1999 avviene la svolta che rende concreta l’attuazione dell’infrastruttura: è la firma del protocollo d’intesa per la definizione dell’Itinerario Viabilistico Pedemontano fra la regione Lombardia, le quattro province interessate (Bergamo, Milano, Como e Varese), i comuni di Como e Varese, Autostrada Pedemontana Lombarda S.p.A., Società Serravalle, Società Autostrade S.p.A. e ANAS, che decide di sviluppare il progetto secondo il tracciato concordato nel 1998. Da quella data si susseguono diversi confronti fra: le società interessate, le amministrazioni provinciali, regionali ed i comuni interessati dal tracciato. Nel 2001 presso la regione Lombardia, viene raggiunto l’accordo politico anche a livello locale, che però, non ottiene l’unanimità. Da quel momento, si dà inizio alla progettazione vera e propria dell’opera. Gli anni successivi vedono l’approvazione del progetto preliminare, nel novembre 2009 viene approvato quello definitivo, a cui la corte dei conti nel gennaio 2010 ha dato il via libera definitivo, giusto in tempo per organizzare in pompa “magna” il 6 febbraio 2010, l’ennesima inaugurazione del cantiere fantasma a Cassano Magnano, pro elezioni regionali del marzo 2010. L’apertura integrale è prevista entro il 2015 per l’EXPO, ad oggi però i finanziamenti disponibili non sono neanche 1/3 di quelli necessari al completamento dell’infrastruttura, e praticamente tutti di provenienza pubblica. L’accelerazione del progetto è dovuta anche all’inserimento di tale opera da parte del governo nazionale, nel 2007, all’interno della cosiddetta “legge obbiettivo” che sul piano formale, non rende necessaria alcuna approvazione da parte dei comuni attraversati. Ciò nonostante, si è attivato un accordo di programma, per il confronto fra la regione Lombardia, i comuni e le province coinvolti. La soluzione individuata comprende: il potenziamento del sistema delle tangenziali di Varese e di Como e la realizzazione dell’asse autostradale di collegamento fra la zona dell’aeroporto della Malpensa e la zona bergamasca. Il tracciato attraversa una delle zone maggiormente urbanizzate a livello europeo sovrapponendosi, nella zona centrale, alla SS 35 (Milano-Meda) che viene di fatto sostituita da questa nuova opera (cosiddetta tratta B2). Diversi comitati di cittadini e associazioni si sono organizzati contro la costruzione di Pedemontana. Tale contrarietà si basa su diversi fattori concatenati fra loro: la fortissima densità urbana del nord Milano; la sempre minore disponibilità di suolo libero e di suolo agricolo a disposizione della collettività che la costruzione di Pedemontana contribuirà ancora drasticamente a ridurre; il nuovo traffico, diretto ed indotto, che l’autostrada porterà con sé, il che significa nuovo inquinamento; un ulteriore incremento dell’urbanizzazione lungo la direttrice dell’asse autostradale; la cronica mancanza di trasporti pubblici adeguati, che incentiva l’utilizzo del mezzo privato per gli spostamenti, provocando un ulteriore peggioramento del traffico. Oltre alle promesse (tutte da verificare!), oggi, di certo c’è: 1) un progetto in perfetta continuità con la politica regionale che da decenni persegue un modello di sviluppo basato sull’auto privata; 2) la “stasi” che ha colpito la cosiddetta “pedemontana ferroviaria” e, più in generale, la scarsa efficienza del trasporto pubblico regionale; 3) tutti i recenti grandi centri commerciali, direzionali e simili, sono stati costruiti lungo i maggiori assi autostradali occupando aree agricole e contribuendo a congestionare queste infrastrutture autostradali costruite proprio allo scopo di rendere più fluido il traffico automobilistico. Pericolo da cui anche Pedemontana non è esente, grazie alla pianificazione locale dei singoli comuni ed alla mancanza di un piano d’area complessivo. 4) l’attraversamento di cinque parchi regionali e di diversi parchi locali; 5) un saldo netto di consumo di territorio che Pedemontana saturerà, occupando le ultime aree libere rimaste fra i comuni posti lungo il tracciato; 6) il traffico, e l’inquinamento, previsto e conseguente alla previsione di flussi fino a 100.000 veicoli/giorno; 7) alcuni nodi critici del tracciato rappresentati dall’attraversamento di aree di pregio ambientale; 8) una mancanza di partecipazione, di coinvolgimento e di informazione, con cittadini che si trovano una procedura di esproprio in atto senza quasi saperlo, senza avere la minima idea di come comportarsi e chi sia l’interlocutore, lasciati da soli di fronte a questo procedimento, che per taluni si trasforma in un incubo, anche da molte amministrazioni locali. Ciliegina sulla torta di questa mancanza di coinvolgimento della popolazione dei territori attraversati dall’infrastruttura è la mancanza della VAS (Valutazione Ambientale Strategica), resa obbligatoria anche per l’Italia dalla Direttiva VAS 42/2001/CE, e che dovrebbe stimare la sostenibilità di tale progetto alla luce del carico ambientale già presente sul territorio, coinvolgendo tutti i cittadini, così come prescritto dalla Convenzione Europea del Paesaggio del 2000, ratificata nella legislazione italiana nel 2006; 9) un carico ambientale che per questi territori è già insostenibile. Tale autostrada, infatti, attraversa un’area caratterizzata da diverse problematiche ambientali ed ecologiche che paradossalmente renderebbero di fatto già necessari e urgenti quegli interventi di ‘ricostruzione’ del paesaggio, che Pedemontana prefigura come compensazioni ambientali. Da est ad ovest infatti, esistono dei ‘nodi’ di grande problematicità, che già gravano sul sistema territoriale pedemontano e che verranno “travolti” da questa nuova infrastruttura. Ne citiamo alcuni: 10) Una endemica mancanza di finanziamenti. Attualmente, infatti, meno di 1/3 delle risorse sono state reperite. Sono per la maggior parte soldi pubblici. Tenendo presente che l’aggiornamento del progetto alla luce delle prescrizioni CIPE (molto pesanti soprattutto per la tratta B2 e per la tratta D) probabilmente comporterà un aumento dei costi complessivi dell’opera, ci si chiede, con questo quadro finanziario ed alle porte del progetto esecutivo, se la cantierizzazione sarà realmente raggiunta in tutte le tratte coinvolte, o se la Pedemontana Lombarda non corre il rischio di trasformarsi in un cantiere infinito, di bassa qualità e con stralci di esecuzione sul modello “spezzatino” (una tratta si, l’altra chissà…) che l’avvicinerebbero pericolosamente al precedente dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria; 11) La presa d’atto già di molte amministrazioni e di associazioni di categoria del probabile ‘inceppamento’ dell’opera che ne dilaterà a tempi lunghissimi l’effettiva entrata in funzione: infatti, negli ultimi mesi sono state proposte nuove infrastrutture stradali come la cosiddetta “Pedemontana alta” che dovrebbe collegare Varese, Como e Lecco (fortemente osteggiata anche da questo coordinamento con altre associazioni locali), o un nuovo tracciato alternativo alla tratta B2, preconizzato da un sindaco di una città di quella tratta stessa, che dopo aver attraversato il comune di Desio, invece che sovrapporsi alla superstrada Milano-Meda, prevederebbe lo sventramento del parco delle Groane e l’innesto sulla A9, di Pedemontana qualche chilometro più a sud dell’attuale (il famigerato svincolo sul bosco della Moronera).
Le due opere sono strettamente connesse sul piano funzionale: l’operatività dell’una dipende dall’altra. Infatti la Brebemi caricherà molto traffico, che dovrà confluire sul resto della rete autostradale, in particolare sull’A4 e sull’A1 attraverso la Tem, nonché verso Milano attraverso la realizzazione dei due tronchi terminali (trasformazione in autostrade delle attuali strade statali Cassanese e Rivoltana). In caso contrario il traffico che giungerà da Brescia determinerà il collasso della viabilità dell’area milanese. I numeri di Brebemi: I numeri di Tem: Azionisti di Bre.Be.Mi Spa: Azionisti di Tem Spa: Intanto il 3 agosto 2011 è arrivato il via libera del Cipe alla realizzazione della Tem. Così il giorno dopo commentava la Coldiretti: “Quasi duecento famiglie di agricoltori con il fiato sospeso per il via libera che il Cipe ha dato ieri alla Tem, la nuova tangenziale esterna di Milano che collegherà l’A1 con l’A4 Milano-Venezia su un percorso di 32 chilometri fra Melegnano e Agrate Brianza (più altri 38 chilometri per le strade secondarie e 15 chilometri di viabilità esistente da potenziare). ‘Se il progetto rimane quello che ci hanno presentato – spiega Carlo Greco, Direttore della Coldiretti di Milano e Lodi – l’impatto sul territorio sarà fortissimo: con campi tagliati in due e problemi per la gestione delle colture e per la sopravvivenza stessa delle aziende agricole’”. (Coldiretti Milano, Lodi, Monza, Brianza, 04.08.2011). Per la Brebemi, aggiunge Coldiretti Lombardia, “saranno toccate almeno 60 aziende agricole in provincia di Milano, 150 in provincia di Bergano (con 140 ettari di terreno) e 200 in quella di Brescia dove ai circa due milioni di metri quadri espropriati se ne devono aggiungere altrettanti per la viabilità secondaria a supporto e per la logistica. Alcune azienda agricole saranno costrette a chiudere l’attività”. (Comunicato Coldiretti Lombardia, 14.09.2010). Quello che segue è una parte di un testo curato dal Comitato Interprovinciale per la Mobilità sostenibile http://digilander.libero.it/astrovgorgonzola, http://cpm3.splinder.com/ Un’occhiata veloce alle proiezioni di traffico elaborate per conto di Regione Lombardia per ‘giustificare’ la realizzazione di TEM e BreBeMi è più che sufficiente a capire che non stiamo parlando di una soluzione, ma di una gragnuola di nuovi e pesanti problemi, in salsa di capannoni (quelli che sorgeranno in tutta la campagna che sarà solcata dalle nuove autostrade). La ricerca regionale, commissionata per valutare gli scenari futuri (al 2012) di evoluzione del traffico sulla viabilità locale e autostradale in seguito alla realizzazione della Tangenziale Est Esterna e della Bre.Be.Mi., indica che E l’accordo su ferrovie e metropolitane? Molti di questi impegni sono stati assunti come vincolanti nell’accordo tra comuni, regione e ministero a cui era subordinato il parere favorevole all’opera: peccato che nessuno – Regione e Ministero – vi abbia tenuto fede, per mancanza di soldi e di progetti. Ed ecco dunque che lo scenario in cui si inserisce la realizzazione del complesso di opere assume un che di apocalittico: una grande arteria autostradale che scarica decine di migliaia di auto in un piccolo centro a 25 km dal centro di Milano, e da qui la bolgia: nessuna strada adeguata ad accoglierle, nessuna struttura di interscambio, linee ferroviarie insufficienti e prive di un adeguato servizio. La gatta frettolosa (e squattrinata) rischia di fare i gattini morti. Autostrada Cremona-Mantova e Tibre (Tirreno-Brennero) Il progetto “Autostrada regionale integrazione del sistema transpadano – direttrice Cremona- Mantova, tratto Cremona-Mantova Sud” discende dalla legge regionale n.9 del 4/5/2001: ”Programmazione e sviluppo della rete viaria di interesse regionale”, e dal regolamento regionale 8/7/2002 n.4: “procedure di concessione delle autostrade regionali”. Ad oggi il progetto è ancora in fase istruttoria, presso il gruppo istruttore e deve ancora superare alcuni passaggi prima di approdare sul tavolo del Ministro dell’Ambiente per l’emissione del decreto Via (Valutazione di impatto ambientale). I numeri dell’opera: Soci dell’Ati Centro padane denominata Stradivaria spa: Le valutazioni che seguono sono tratte da un testo a cura del coordinamento dei comitati contro la costruzione delle autostrade CR-MN e TiBre http://xoomer.virgilio.it/noautostrade Perché diciamo No alla Cremona Mantova - il consumo di suolo è ingente: dai 296 ettari di suolo consumato dichiarato dai progettisti si passerebbe ad un consumo di circa 1.550 ettari che, sommati a quelli necessari alla costruzione del Ti-Bre (per il solo tratto cremonese e mantovano) e del raccordo stradale e terzo ponte sul Po, porterebbe questo dato a circa 2.878 ettari. Terreno agricolo che verrà sacrificato a vantaggio di queste inutili e dannose strisce d’asfalto e dei capannoni, centri commerciali e poli logistici che sorgeranno al loro fianco. E’ questo l’unico e vero motivo, assieme all’interesse per chi la costruisce, che spiega la costruzione di 60 km di asfalto della Cr-Mn pronti nel 2032. Quello cioè di trasformare la Bassa Padana nel nuovo far-west della speculazione immobiliare. La stessa legge regionale n.15/2008 spalanca le porte a questa operazione di cementificazione selvaggia del nostro territorio e quello che viene spacciato per progetto autostradale è in realtà un esperimento di piano regionale di lottizzazione d’area vasta che procederà per lotti: si incomincerà a gettar cemento tra Cremona e Piadena e poi sempre più ad est man mano che procederanno i lavori dell’autostrada. La viabilità ordinaria e la linea ferroviaria Cr-Mn continueranno con i problemi di sempre, anzi aggravati; Il coordinamento dei comitati contro la costruzione delle autostrade CR-MN e TI-BRE congiuntamente a Legambiente Lombardia hanno chiesto al Governo di esprimere parere negativo in sede di Valutazione di impatto ambientale. Il coordinamento dei comitati continua a chiedere che la Cr-Mn non si realizzi e che i 109 milioni di euro stanziati in proposito dalla Regione Lombardia vengano destinati al potenziamento della linea ferroviaria Mantova-Milano ed alla riqualificazione della ex S.S. 10. Il ruolo del Gruppo Intesa Sanpaolo In prima fila nel sostegno finanziario alla Pedemontana, alla Brebemi, alla Tangenziale Est Est di Milano e all’autostrada Cremona-Mantova, il Gruppo Intesa Sanpaolo conferma anche così la sua vocazione di banca “di sistema”. L’intera attività di “public finance” è gestita dalla controllata Banca Infrastrutture Innovazione e Sviluppo (Biis), nata il 1° gennaio 2008 dall’integrazione tra Banca Intesa Infrastrutture e Sviluppo e Banca Opi, le due entità già attive nel settore e facenti capo, rispettivamente, al Gruppo Intesa e al Gruppo Sanpaolo. “Biis è nata per servire tutti gli attori, pubblici e privati, che collaborano alla realizzazione di grandi infrastrutture e al miglioramento dei servizi di pubblica utilità”, si legge nel Bilancio 2010 della banca. Nella lettera all’amministratore delegato Mario Ciaccia allegata allo stesso Bilancio, datata 14 marzo 2011, si legge: “(nel 2010) abbiamo consolidato la nostra posizione di leadership domestica, continuando a svolgere un ruolo chiave nei principali progetti infrastrutturali del paese”. E ancora: “Guardando al prossimo anno, il 2011 sarà un anno di sfide importanti per la Pubblica Amministrazione e il sistema economico e produttivo domestico e internazionale: occorrerà accelerare li investimenti e i cantieri in un contesto economico ancora incerto (…)”. “Oltre a quanto sta accadendo con Autostrade lombarde e con i porti di Trieste, ha spiegato Ciaccia a Il Sole 24 Ore (25.03.2011), pensiamo a una collaborazione di ampio respiro in tutte le grandi infrastrutture del nord con l’altro grande istituto bancario italiano (Unicredit, ndr), attraverso non più il solo debito ma anche con l’equity (possesso di quote azionarie, ndr)”. Attraverso Biis il Gruppo Intesa Sanpaolo è il principale azionista di Autostrade Lombarde (al 39,7%), che controlla Brebemi Spa, e azionista della società Tem Spa (al 5%), a cui farà capo la nuova tangenziale Est Est di Milano. Possiede inoltre il 26% di Pedemontana. Pedemontana Recentemente il Ministero dell’Economia ha sbloccato un contributo pubblico di 1,2 miliardi di euro. Questi soldi tuttavia non saranno erogati direttamente dal Governo, ma anticipati dalla società concedente Cal (Concessioni Autostradali Lombarde) controllata da Anas e Infrastrutture Lombarde. Cal a sua volta ha ricevuto a fine giugno 2011 lo stesso importo da Cassa Depositi e Prestiti (Cdp) (Mf, 30.06.11). Lo Stato infine rimborserà direttamente Cdp, interessi compresi. Il giorno dopo il Cipe ha approvato il secondo atto alla convenzione, che ha permesso di sbloccare i finanziamenti da parte della Cassa depositi e prestiti. Infatti il 25 luglio 2011 sono stati deliberati finanziamenti complessivi per 2,018 miliardi, così ripartiti: Cassa depositi e prestiti (762 milioni), Intesa Sanpaolo Biis (289 milioni), Unicredit (289 milioni), Monte dei Paschi (289 milioni), Credito Bergamasco (100 milioni), Centrobanca (Ubi) (289 milioni). (Il Sole 24 Ore, 26.07.2011; Giornale di Brescia, 26.07.2011). Fino a quel momento i lavori hanno potuto proseguire grazie a investimenti per 530 milioni di euro da parte di socie e finanziatori, tra cui un prestito ponte di 350 milioni erogato da Biis e Banco di Brescia (Ubi) (Il Sole 24 Ore, 19.02.11). Tem (Tangenziale Est Esterna Milano) Autostrada Cremona-Mantova A breve sarà pronta una lettera-tipo che tutti i correntisti potranno inviare a Intesa Sanpaolo al momento dell’avvio di una campagna nazionale che verrà proposta da diverse associazioni, tra cui il Movimento nazionale Stop al Consumo di Territorio.
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