1.Federalismo Municipale e Patto di stabilità
La prima delle priorità risiede nella forma e nei contenuti da dare al federalismo. Il nostro progetto di federalismo municipale solidale si poggia su un municipio in grado di essere espressione della società locale attraverso un allargamento della governance alle rappresentanze dei soggetti deboli e l’attivazione di dinamiche di cittadinanza attiva e consapevole, con lo sviluppo di processi di democrazia partecipativa e comunitaria, per la valorizzazione del territorio come bene comune.
Ci rendiamo conto che sono pochi, oggi, i municipi in grado di resistere alla manovra a questa molteplice tenaglia, fra devolution fittizia da un lato e boicottaggio reale dall’altro -che, mentre ha reso difficile la crescita dei processi partecipativi e della democrazia locale, ha svuotato di ogni contenuto non puramente ideologico la proposta federalista, con la conseguente crisi del progetto di federalismo municipale solidale che si poggia su un municipio in grado di essere espressione della società locale.
L’avallo formale del Governo Berlusconi, che con la spinta della Lega, sulla carta proponeva una spinta federalista anticentralista, si è dimostrato decisamente inefficace su questo punto, rafforzando e introducendo numerose norme che umiliano l’autonomia del locale e delle amministrazioni periferiche. In particolare chiediamo la profonda revisione del ”patto di stabilità”, che di fatto sta mettendo oggettivamente in ginocchio i Comuni, soprattutto in relazione alla parte degli investimenti - e dunque alla programmazione di medio e lungo periodo su cui si gioca di fatto la partita dell’amministrazione responsabile e democratica.
Chiediamo dunque che i programmi contemplino passi concreti in grado - mediante una drastica revisione della politica dei limiti di spesa da un lato, e l’attribuzione di un sostegno concreto alle dinamiche di valorizzazione dell’autonomia locale dall’altro – di avviare rapidamente a soluzione le gravissime contraddizioni di questo orientamento, così da ridare spinta e importanza alla capacità degli enti e permettere al governo locale di tornare ad essere una vera forma di governo e di fare una corretta pianificazione delle spese e delle priorità.
2. Promuovere forme di democrazia partecipativa e diretta
E’ ormai matura la scelta di attivare nuove forme di democrazia partecipativa come regola permanente di governo. In questi anni numerosissime sono state le esperienza e le sperimentazioni attivate da Comuni, Province e Regioni, e significativo appare il riconoscimento normativo offerto a tali processi anche dalla legislazione regionale, che già in due casi (Toscana ed Emilia-Romagna) ha creduto doveroso approvare norme sui processi di partecipazione per garantirne trasparenza, accessibilità, democraticità, efficacia ed efficienza.
La crescita del protagonismo sociale nelle mobilitazioni internazionali e nazionali e la forte domanda di partecipazione, la diffusione di esperienze di partecipazione nelle forme e negli ambiti più diversi che si accompagna alla crisi di rappresentanza degli istituti di democrazia delegata, alla disaffezione al voto, alla crescita di politiche individualistiche di desolidarizzazione sociale e di esaltazione del mercato, ha reso questi strumenti fondamentali per ricostruire, in controtendenza, legame sociale attraverso la ricostruzione di un rapporto fra bisogni sociali e istituzioni, per restituire spazio pubblico di decisione sui destini della città e del territorio, e per includere come altrettante risorse gli interessi dei più deboli, dei migranti, delle diversità culturali nel progetto di futuro della comunità locale.
3. Stop al consumo di territorio, via alla sua gestione comune
A fronte dei processi di globalizzazione economica che tendono ad allontanare le decisioni dalle istituzioni locali, a subordinare le politiche locali al comando dei mercati globali che tendono a consumare e distruggere nella competizione risorse economiche, sociali e ambientali, è fondamentale che i processi di democrazia municipale siano finalizzati alla salvaguardia e alla valorizzazione delle identità locali, delle peculiarità e delle eccellenze delle risorse ambientali, territoriali e umane.
Solo la valorizzazione consapevole e non distruttiva di queste risorse può consentire la costruzione condivisa di modelli di sviluppo auto sostenibili che producano ricchezza durevole, in grado sì di competere, ma anche di creare relazioni solidali e di cooperazione, per la costruzione di una globalizzazione dal basso e di un mondo plurale. Assoggettare al controllo pubblico, mediante appositi istituti partecipativi, l’interezza delle dinamiche concernenti la gestione del territorio assume dunque un significato programmatico di capitale importanza, che comprende e trascende il senso della moratoria per affacciarsi su una dimensione di progettualità comune.
In questa direzione, i processi partecipativi sui quali occorre impegnarsi non riguardano solo le questioni abitative, dei servizi pubblici, dell’ambiente, ma anche il coinvolgimento attivo degli attori socio-economici locali, nel campo dell’agricoltura, dell’artigianato, della piccola impresa, del commercio, della comunicazione, della formazione, della cultura; ciò si rende necessario affinché la comunità locale possa partecipare non solo a progettare il proprio futuro, ma anche a costruirlo direttamente, con le proprie mani, con la propria mente, con i propri saperi.
4. Imprese Solidali e Finanza Etica
In questa direzione, per consentire ad ogni comunità locale di costruire un reale autogoverno del proprio futuro, sollecitiamo i futuri governi municipali a liberarsi dalla morsa dei grandi poteri economici sovraordinati, delle multinazionali di profitto a sfondo speculativo e criminale, che producono crescenti effetti di impoverimento delle persone, mercificano, consumano, distruggono risorse locali sociali, ambientali, territoriali. Ciò si rende possibile se il municipio acquista forza agevolando, promuovendo, attivando attori e forme di produzione e di consumo che costruiscano, nel territorio, economie solidali fondate sulla valorizzazione delle risorse locali.
Si stanno moltiplicando nel territorio imprese a valenza etica nel campo dell’ agricoltura biologica, tipica e didattica, della cura e del restauro del territorio e della città, del mutuo soccorso (banche del tempo), della produzione e gestione di servizi ambientali, sociali, culturali; nell’artigianato, nel commercio equo, nella finanza etica, nel turismo responsabile, nella produzione di informazione, di cultura, ecc..
Auspichiamo dunque che i nuovi programmi di governo municipale e locale, diano voce a questo universo di imprese a finalità sociale ed etica e non solo alle imprese di profitto, contemplino e favoriscano la costruzione di nuovi sistemi economici a base locale, attivando laboratori sperimentali locali di economia solidale e di eccellenza con tutti i nuovi soggetti del lavoro sociale e etico.
5. Nuovi stili di vita e alleanza città-campagna
Questa alleanza fra cittadini e produttori “etici” può consentire l’attivazione di laboratori di progettazione partecipata nelle periferie tesi al superamento della logica gerarchica centro/periferica, attraverso la costruzione di tante piccole città nella città: ognuna dotata di spazi pubblici, di luoghi della comunicazione per la realizzazione della comunità urbana; di alta qualità dell’ambiente urbano; di piazze e strade vivibili con ampie zone pedonali; di complessità produttiva e di servizi; di centri sociali e commerciali “naturali” e di reti di vicinato per rivitalizzare la centralità dei nuclei storici, e attribuire ruoli pubblici alle aree dismesse delle periferie; di relazioni di scambio con il proprio territorio agricolo per realizzare alta qualità alimentare e ambientale.
L’obiettivo di questa alleanza fra municipio e società locale, urbana e rurale, è realizzare modelli di vita e di consumo auto sostenibili: che siano cioè in grado di ridurre l’impronta ecologica e la pressione ambientale cambiando gli stili di vita e di consumo verso il risparmio energetico, il consumo critico, la valorizzazione dei prodotti equo- solidali; chiudendo a livello locale i cicli dei rifiuti, dell’energia, dell’alimentazione, delle acque; attuando una nuova alleanza fra la città e il proprio territorio rurale; sostenendo il proprio sviluppo a partire dalla valorizzazione della peculiarità dei propri patrimoni ambientali, territoriali e sociali; creando reti con altri Comuni (municipalismo solidale e federato) per realizzare sistemi economici locali fondati sulla identità locale e la tipicità dei prodotti.
6. Questione sociale, del lavoro e gestione pubblica dei servizi
Sebbene sia rimasta per lungo tempo al margine della politica locale, la questione della dignità, della sicurezza e della finalizzazione sociale del lavoro assume un’importanza capitale nel nuovo orientamento sostenibile delle scelte dello sviluppo locale; e questo tanto più in connessione al problema della responsabilità pubblica nel governo dei servizi essenziali, luogo privilegiato in cui il lavoro può esplicarsi come energia comune di trasformazione e di gestione condivisa.
La nostra intenzione è, dunque, quella di affrontare esplicitamente, nei programmi, i grandi temi della precarietà crescente nel mondo del lavoro e nelle logiche mercantili e di profitto, così come nella produzione e gestione dei servizi pubblici, attraverso il potenziamento di forme nuove e partecipate riaffermando il ruolo imprescindibile dell’Ente pubblico, proponendo nuove relazioni produttive per la valorizzazione stabile dell’impresa a finalità sociale, accogliendo nella produzione e gestione dei servizi le potenzialità offerte dalla società locale - (volontariato, associazionismo, cooperazione sociale -) e promuovendo nuove forme lavorative che garantiscano effettiva stabilità contrattuale; individuando forme di democrazia municipale nel governo e nella gestione dei principali servizi alla persona, a partire dall’acqua come bene comune pubblico, non mercificabile, insieme alla tutela della salute e dell’ambiente, del diritto all’istruzione, all’assistenza, alla casa.
7. Legami sociali contro le nuove povertà
Un vero processo di autogoverno locale si può realizzare solo se la coesione sociale non si sgretola per effetto delle crescenti polarizzazioni sociali in atto, degli squilibri e disuguaglianze sempre più ingombranti (e ulteriormente accentuate dalla presente crisi finanziaria) tra le condizioni di vita dei cittadini. La ricostruzione del legame sociale, a sua volta, ha così come prerequisito una forte ed ineludibile azione di contrasto alle nuove ed alle ”vecchie” forme di povertà, all’origine di gravi e intollerabili fenomeni di esclusione.
Per questo è fondamentale inserire, nei programmi di governo, una decisa politica volta alla redistribuzione dei redditi a favore delle fasce meno abbienti, sia attraverso il ritorno ad una forte progressività delle imposte e dei tributi, sia mediante lo sviluppo dei servizi sociali, ambientali, urbani guidati dal governo pubblico per la produzione e gestione di beni collettivi; prevedendo, una maggiore e più consapevole valorizzazione del capitale sociale, come risorsa essenziale nella gestione, nell’erogazione e nella fruizione dei servizi.
8. Integrazione per una società multi etnica
L’autogoverno locale non si realizza, in una società multi etnica e multi culturale, senza la piena inclusione di tutte le forze attive nella cittadinanza, a partire dal riconoscimento della centralità della persona e della comunità senza distinzione di genere, età, nazionalità, religione, preferenza sessuale. L’immigrazione è uno dei fenomeni più rilevanti degli ultimi anni, destinato a modificare (in tempi neanche troppo lunghi) il territorio, la struttura dei servizi, l’organizzazione del mondo del lavoro, le politiche della casa.
Sollecitiamo per questo motivo l’attivazione di politiche locali volte alla valorizzazione di forme di partecipazione dei migranti alla vita pubblica locale e di auto organizzazione per l’incontro tra immigrati e residenti. Tra queste forme, grande valore anche simbolico, assume il diritto di voto; proponiamo pertanto di inserire nei programmi elettorali il diritto di voto esteso a tutti i residenti per ancorare i diritti di cittadinanza alla effettiva presenza di vita e di lavoro nel territorio, e come prima tappa del riconoscimento delle diverse culture, in primo luogo degli immigrati, e del loro fondamentale valore dialogico nel tavolo della democrazia municipale; per introdurre il dialogo fra le diverse culture come determinante nella ricostruzione dello spazio pubblico, nel governo del territorio, nell’economia solidale.
Ci impegneremo, infine, per promuovere politiche del lavoro e dell’abitare che non siano solo volte all’eliminazione della discriminazione nel mercato della casa e del lavoro, ma anche alla costruzione positiva di nuove forme dell’abitare e della produzione di beni che valorizzino le peculiarità (culturali, artistiche, produttive, di stili di vita) di ogni cultura come risorse di scambio per tutta la comunità. Questa valorizzazione richiede che siano attivate nuove forme di welfare in cui impresa, lavoro e assistenza, siano finalizzati alla sperimentazione di progetti e servizi includenti tutti i soggetti deboli o emarginati.
* liberamente tratto ed adattato, prendendo spunto dal manifesto STOP AL CONSUMO DI TERRITORIO

