Qualunquismo e particolarismi

Il palacongressi di Rimini

I grillini secondo alcuni sarebbero dei qualunquisti. Questa accusa arriva però da chi ha votato a favore del rifinanziamento del Palas, che, oltretutto, ora è in parte bloccato per il sospetto che siano stati utilizzati materiali scadenti per la costruzione. Magari i consiglieri, di maggioranza ed opposizione, erano all’oscuro dei procedimenti in corso, ma questo denota ancora più la loro inadeguatezza a ricoprire il ruolo che ricoprono. E poi qualcuno sapeva, e ha taciuto, non più solo ai cittadini, ma anche ai consiglieri!! Sicché chi ci governa e decide per noi, vota senza essere informato, rifinanzia senza consultare i cittadini (ovvero coloro che pagheranno), non è in grado di far rispettare un preventivo. Dopo la scoperta di essere tenuti all’oscuro dei problemi che gravano sul Palas, non si dovrebbe mettere in discussione tutta l’operazione?

Bisognerebbe poi spiegare ai riminesi che il Palas è stato pensato e realizzato ad uso e consumo di una sola categoria: gli albergatori. Si dirà che Rimini vive sul turismo e che quindi è importante aiutare questi operatori . Va bene, tutti d’accordo (anche se ci sarebbe da discutere sulle modalità con le quali questi “aiuti” vengono elargiti). Quello che non viene detto è che a beneficiare del turismo congressuale indotto dal Palas saranno all’incirca, udite udite, il 3% degli albergatori di Rimini, cioè quelli aderenti al Consorzio AIA Palas che avranno il booking in esclusiva in cambio del pagamento di royalties pari al 10% della tariffa alberghiera praticata da ciascun albergo. Quindi stiamo parlando di una piccolissima fetta di strutture alberghiere rappresentative della fascia alta dell’offerta alberghiera riminese. Con tanti saluti alla Pensione Maria e all’Hotel Belvedere. Che però, insieme a tutti gli altri riminesi, pagheranno i debiti contratti per la realizzazione del Palas. Vale dunque ben poco l’entusiasmo della Presidente del Consorzio, in quanto rappresenta solo un legittimo compiacimento egoistico.
Non ci sembra di fare del qualunquismo se denunciamo la totale mancanza di coinvolgimento della comunità riminese in un progetto che costerà 101 milioni, e forse più, ma che andrà a beneficiare solo pochi albergatori già più che benestanti e pochi altri soggetti potenti.
Crediamo che se fosse indetto un referendum di gradimento della struttura Palas con l’attuale destinazione d’uso, forse i risultati lascerebbero basiti tutti quelli che lo hanno sostenuto, sebbene sembrerebbe che non si siano mai chiesti se i riminesi sentissero il bisogno di un palacongressi, preoccupati come sono di “intrattenere rapporti consolidati con pezzi importanti di società civile”. Già, “pezzi importanti”, e gli altri? Siamo sicuri che i riminesi saranno così felici di ritornare a non poter girare in macchina nei giorni in cui ci saranno congressi come avveniva con la vecchia fiera? Siamo certi che siano così entusiasti di dover finanziare con le proprie tasse un’opera dalla quale la maggioranza non trarrà alcun beneficio? Forse avrebbero preferito una piscina? O degli asili? O dei parcheggi?
Parlare di una riqualificazione dell’opera è invece un atto di responsabilità. L’opera c’è, visto che non conviene abbatterla a questo punto, lanciamo una provocazione: e se ne facessimo qualcosa di utile per la comunità intera e non solo per pochi? Se c’è la volontà di consultare i cittadini per ottenere soluzioni alternative queste arriveranno, è poi compito delle amministrazioni (e dei suoi uffici tecnici) formalizzare le proposte dettagliando tempi, costi e impatti socio-ambientali. Il passo successivo dovrebbe poi essere quello di far decidere alla città quale progetto scegliere, attraverso un TownMeeting o un referendum.
Facciamo poi una proposta per il presente ed il futuro: perché non sottoporre a referendum i progetti che superano una certa soglia di spesa in modo che i cittadini, che poi saranno chiamati a pagare per quell’opera, sia in termini economici che ambientali, sociali, ecc., possano esprimere la loro opinione?

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