Il diritto di critica

Il fatto: è di giovedì la notizia che due consiglieri comunali eletti nelle fila del PD sono stati defenestrati per non aver votato il bilancio previsionale 2010 del Comune di Rimini e come aggravante per uno di loro, aver espresso un semplice apprezzamento al Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo.
Si badi bene, in quest’ultimo caso si parla di un’opinione favorevole rispetto al programma dei grillini, niente di più che possa giustificare la perdita dei requisiti di elettore ed iscritto come previsto dallo statuto regionale per chi esorta a votare candidati alternativi al PD. Si potrebbe quindi considerarli una sorta di “reati di opinione” contro il partito cui appartengono questi due consiglieri.
A nostro avviso questo è un fatto grave per alcuni motivi.
In primis un partito che si definisce orgogliosamente “democratico” e che dovrebbe essere l’ancora di salvataggio di quella parte di Italia che non vuole sottostare al regime berlusconiano dovrebbe, a nostro avviso, accettare più serenamente le critiche interne. Che tipo di politici vuole il PD nelle sue liste? Degli yes men pronti a votare qualsiasi decisione presa dei vertici senza discutere e senza confronto?
Crediamo che il diritto di critica, esterna ed interna a qualsiasi formazione politica, sia un diritto intoccabile che proprio i partiti per primi hanno il dovere non solo difendere, ma di promuovere. Un partito che voglia continuare ad esistere, e magari anche rinascere da un periodo di declino, dovrebbe cogliere l’occasione offerta da voci interne, sempre più numerose peraltro, che possono offrire opportunità di miglioramento. Si pensi solo ad Adinolfi, a Vendola o, restando nel riminese, perfino al nostro sindaco costretto ad una rettifica sui simpatizzanti del Movimento 5 Stelle nella sua famiglia per evitare a sua volta una “scomunica”.
A nostro avviso il partito democratico dovrebbe fare tesoro delle critiche che provengono dal proprio interno, soprattutto dopo un segnale così forte come quello ricevuto alle ultime elezioni regionali, sintomo di un crescente scollegamento della dirigenza con la propria base ed ancor di più con i cittadini. Crediamo infatti che sia fondamentale permettere un confronto libero dove sostenitori e detrattori possano esprimersi e dove le voci fuori dal coro possano anche diventare una ricchezza.
Oltre a dare spazio agli spiriti critici interni il PD dovrebbe isolare chi, come ad esempio Nando Piccari su Chiamami Città, piuttosto che avviare una seria e costruttiva critica all’interno del proprio schieramento, utilizza il mezzo comunicativo per mancare di rispetto ai cittadini che liberamente hanno deciso di non votare per la sinistra e magari anche di impegnarsi direttamente nel vivere civile. Difficile pensare che questo atteggiamento possa aiutare il PD ad uscire dalla situazione in cui versa e che in parte è corresponsabile del “risveglio” di molte persone.
Nello stesso articolo vengono usate parole apparentemente offensive per il Movimento di cittadini 5 Stelle. Ma siamo positivi, ricordando le parole di Ghandi “Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci.” ci sentiamo onorati degli attacchi ricevuti.

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